Brindisi Montagna: Il Brigantaggio e la figura di Paolo Serravalle

I Moti del 1799

Con la proclamazione della Repubblica Partenopea, sull’esempio di Potenza ed altri paesi del comprensorio, anche a Brindisi Montagna scoppiò un moto rivoluzionario antiborbonico capeggiato dall’arciprete Don Venazio De Grazia.

La Municipalità fu organizzata anche a Brindisi sotto la presidenza di  Bonaventura Montulli, di professione proprietario[1]; segretario fu nominato Saverio Allegretti e Capitano della Guardia civica Innocenzo De Stefano, di professione macellaio; fu innalzato in piazza “l’albero della libertà” e costituita la nuova “municipalità”, la cui breve stagione si chiuse, ad opera delle forze filoborboniche del cardinale Ruffo, con la repressione ed il carcere.

Lo spirito liberale seppe, tuttavia, sopravvivere nel nostro popolo brindisino che non manco di manifestare l’adesione a tali idee nella partecipazione alle logge Carbonare e ai moti del 1821 e ancor più nel 1848 e nel 1860.

Il Brigantaggio

Brindisi Montagna: Il Brigantaggio e la figura di Paolo SerravalleLe vicende del brigantaggio post-unitario a Brindisi Montagna sono legate alla figura del capobanda Paolo Serravalle, nativo di Mangone (CS), che frequentava il circondario avendo fatto il vigilante alla Grancia.

A Brindisi i legami dovevano essere particolarmente forti considerato che il fratello Angelo Maria aveva posto qui la sua dimora, sposando la figlia di un ricco proprietario. Paolo Serravalle, protagonista nel periodo preunitario di una serie infinita di episodi delinquenziali,  rivestì il grado di maggiore nell’esercito di Crocco e presentò a questi il generale spagnolo Josè Borjes, del quale appoggiava il piano di restaurazione del governo legittimista borbonico.

Non si sa l’intervento di Serravalle, il 2 novembre 1861, servì a scongiurare l’assalto del paese da parte dei Briganti; la tradizione vuole che questo avvenne grazie ad un miracolo della Madonna, Maria SS. Delle Grazie nostra protettrice che nascose il paese sotto una spessa coltre di nebbia; non deve sfuggire, tuttavia, che molti notabili erano legati a doppio filo ai briganti, infatti non tutti avevano aderito al nuovo ordine e, sebbene in maggioranza si dichiarassero liberali, furono pronti a fare il doppio gioco giurando fedeltà a Dio e al Borbone; forse anche questo salvò il nostro paese dall’invasione che avvenne a scapito della vicina Trivigno, centro amministrativo del Circondario.

Pur sollecitato dal vecchio padrone e signore della Grancia, Paolo rifiutò sempre di costituirsi; per vendicarsi dell’ex sindaco di Brindisi, suo delatore, ne aveva sequestrato la figlia Cherubina, divenuta, sembra, sua compagna.

Nell’agosto 1863, nel bosco della Grancia, i due furono colti dalle fucilate dei militari: la figura di donna Cherubina, colpita alla gola e trasportata rotolante tra due ali di folla nella sua casa al rione S. Giacomo, è rimasta indelebile nella memoria collettiva del popolo brindisino; la testa di Paolo Serravalle, infissa su un palo, fu esposta a Montereale in Potenza, alla sua morte per mano delle milizie calabresi di Attanasio Dramis partecipò anche un funzionario di polizia, Temistocle Solera, noto per  essere il librettista delle opere di Giuseppe Verdi.

La presenza di Paolo Serravalle nel nostro territorio, ed i suoi metodi criminali (furti, intimidazioni, violenze, aggressioni a mano armata, sequestri), ispirarono anche l’azione di altri malviventi provenienti dai paesi vicini e non solo. I massai locali più agiati, oltre ai consueti furti e “offerte forzate” di viveri, masserizie, animali, furono vittime di sequestri  a scopo di estorsione e omicidi intimidatori. Ma non accadde solo questo.

Fonti

Note
[1] Erano così definiti i proprietari terrieri.