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L’insediamento nel 1536 di 30 famiglie greche, provenienti da Corone nel Peloponneso e in fuga dai disastri della guerra espansionistica turca nei Balcani, determinò la ricostruzione del paese nell’attuale sito. Il Feudatario di Brindisi, Pietrantonio IV della Casa Sanseverino di Bisignano (CS), accolse i profughi per intercessione della moglie Irene, nipote dell’eroe albanese Giorgio Castrista “Scanderberg”.
Pur godendo di “privilegi”, essi, insieme ai pochi superstititi del territorio del 1456 e ad Albanese sopraggiunti, dovettero impegnarsi nella ricostruzione di una nuova comunità, compito ancor più arduo per la diversità linguistica, culturale e religiosa che non agevolava la loro integrazione nel contesto comprensoriale. Segno tangibile dell’affermazione dell’identità cittadina fu la decisione dei capi delle famiglie, riuniti in “publico parlamento”(1595) di costruire il primo nucleo della Chiesa Madre, intitolata a San Nicola di Bari, completato verso il 1627.
Nello stesso pubblico parlamento fu decisa anche la costruzione di una cappella da dedicare a Sancta Maria Mater Misericordiae, attuale chiesa di Maria SS. Delle Grazie, la cui devozione più di ogni altra ha caratterizzato la religiosità dei “Brindisesi” sino ad oggi. L’ultima ondata di profughi albanesi è del 1774. La conclusione del difficile processo di integrazione si può ascrivere al XVIII sec. E’ del 1727 la sostituzione del rito greco con quello latino ad opera dell’arciprete Don Gerardo amati che distrusse un patrimonio di tradizioni, di documentazione e di lingua, Della cultura e della lingua degli albanesi rimangono oggi poche tracce.
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Brindisi Montagna: un territorio in cui l'uomo da secoli si è insediato con rispettoso riguardo, creando un connubio armonioso con l'ambiente.
Una terra così colma di bellezze non surrogabili attraverso le immagini, nessuna parola, per quanto ben scelta, riuscirebbe a descrivere appieno la magia e l'armonia di questi luoghi.
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